NON FESTEGGIAMO. COMMEMORIAMO IL SANGUE DELLE LAVORATRICI E LA DIGNITÀ DI OGNI LAVORATORE CONTRO IL CANNIBALISMO DELLE ÉLITE.
Rifiutiamo la mimosa del sistema, simbolo di una concessione estetica che nasconde il vuoto dei diritti sociali. L’8 marzo non è una ricorrenza di paillettes e sorrisi di circostanza, ma la memoria cruda di chi è caduto sotto il peso dello sfruttamento. Il pinkwashing è l’arma di distrazione di un sistema liberale che sposta lo scontro sui diritti civili per non dover mai rispondere della dignità del salario e della stabilità della vita.
La segmentazione del corpo sociale è la strategia dei padroni: dividerci per generi, etnie o preferenze per impedirci di guardare verso l’alto. Non accettiamo la lotta orizzontale che mette gli ultimi contro i penultimi. La nostra lotta è verticale. È la rivolta contro una dittatura elitaria di cannibali, pedofili e stupratori che banchettano sulla carne viva dei lavoratori, certi dell’impunità garantita dal loro potere economico e morale.
Non esiste pari dignità senza lo smantellamento di questo sistema di classe. Ogni lavoratore, al di là del genere, ha diritto a una retribuzione equa e a un’esistenza libera dal ricatto. Oltre la narrazione di regime, oltre l’estetica del consumo, resta solo la necessità di un conflitto reale contro chi divora il nostro futuro. Riponete i fiori: è tempo di riprendere in mano gli strumenti della nostra liberazione.
