Scuola e sanità non sono voci di bilancio
La scuola trattata come un’azienda produce un risultato preciso: programmi appiattiti, metodi che uniformano il pensiero, un livello culturale che si abbassa.
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La scuola trattata come un’azienda produce un risultato preciso: programmi appiattiti, metodi che uniformano il pensiero, un livello culturale che si abbassa.
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I recenti avvenimenti di Palermo e lo spettacolo impietoso andato in scena sui media nazionali hanno travalicato ogni limite. Non siamo più di fronte a semplice cronaca o a legittima libertà di stampa, ma a un vero e proprio terrorismo mediatico orchestrato per manipolare l’opinione pubblica, distorcere i fatti e seminare panico ingiustificato.
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Nel pieno della crisi pandemica, la corsa globale verso la produzione dei vaccini contro il COVID-19 è stata presentata come il più grande trionfo scientifico e industriale dell’era moderna. Tuttavia, dietro le quinte delle trattative tra gli Stati e i giganti del settore farmaceutico, si è consumato un passaggio negoziale che continua a far discutere giuristi, bioeticisti ed esperti di sanità pubblica: le clausole di manleva e di limitazione della responsabilità penale e civile pretese e ottenute dalle multinazionali del farmaco.
La narrazione mediatica e istituzionale moderna descrive l’ingerenza pubblica nella sfera privata come un atto di benevolenza. Tuttavia, l’analisi delle dinamiche tra Stato, cittadino e nucleo familiare evidenzia un’erosione sistematica delle libertà individuali. Il concetto di “interesse collettivo” viene ormai utilizzato per giustificare l’intrusione burocratica nella vita intima delle persone.
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Argomento spinoso, ma per me molto chiaro: un programma criminale contro la natura tutta, umana,
animale, vegetale, un programma criminale contro la Vita.
Ho fatto un esperimento semplicissimo, scrivendo su internet ( il nuovo vangelo, scritto volutamente con
Il cammino avviato dal Becciolini Network rappresenta un presidio di libertà, indipendenza e impegno concreto al servizio della nostra comunità. Fin dall’inizio di questa battaglia, la forza della nostra voce è dipesa esclusivamente dal supporto diretto di chi crede in un’informazione senza filtri e senza padroni.Oggi vi chiediamo di fare un passo in avanti insieme a noi per dare continuità a questo progetto e garantirgli la forza politica e operativa necessaria per crescere.
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Quando si parla di “diritti naturali”, l’immaginario comune tende a evocare un insieme di garanzie sacre e inviolabili che appartengono all’essere umano per il solo fatto di nascere.
Una visione suggestiva, certo, ma che rischia di rivelarsi un’astrazione pericolosa se non viene calata nella realtà dei rapporti di forza che regolano le società.
Se spogliato della sua impalcatura filosofica, il cosiddetto “stato di natura” non distribuisce garanzie: distribuisce unicamente rapporti di potere.
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Perché affermi di non dichiararti antifascista, pur sostenendo di fare antifascismo?
Oggi i gruppi dichiaratamente antifascisti di fatto sono quelli più allineati alle logiche del mercato, del profitto e dello sfruttamento. Dichiararsi “antifascisti” a parole è diventato un’etichetta di comodo, un marchio di conformismo concesso da chi gestisce il potere per addomesticare il dissenso reale. Il fascismo moderno non indossa le camicie nere, né marcia su Roma: si nasconde dietro la retorica del politicamente corretto, dietro l’omologazione culturale e l’assoggettamento dell’individuo agli interessi del capitale. L’uso anacronistico del termine lascia spazio ad una serie di politiche che, paradossalmente, sono fortemente di estrazione fascista.
Il paradosso della modernità è sotto gli occhi di chiunque abbia il coraggio di guardare oltre le narrazioni ufficiali. Ciò che la propaganda neoliberale ha attribuito per decenni al fantasma del collettivismo si è realizzato, punto per punto, nel cuore del capitalismo globale.
Non è servita una rivoluzione totalitaria per privare l’individuo della sua autonomia: è bastato il libero mercato senza freni.