L’ALGORITMO DELLO SFRUTTAMENTO: PIÙ GRANDI LE MIMOSE, PIÙ ESILI I DIRITTI
L’illusione che il mercato possa farsi carico del benessere sociale è una menzogna contabile. Se l’unico fine è la massimizzazione del profitto, la funzione del margine speculativo (M) diventa la nostra condanna:
M = R - (Co + D)
In questa equazione, R rappresenta i ricavi e Co i costi operativi. La variabile D, ovvero il costo dei diritti (maternità, disabilità, ferie), è l’unico elemento che la speculazione può aggredire per gonfiare M. In un regime di piena occupazione delegata ai privati, il sistema tende matematicamente a un limite estremo in cui il valore di D deve essere azzerato per assorbire tutta la forza lavoro senza intaccare i profitti.
Il pretesto come strumento di profitto
L’erosione dei diritti per donne, disabili e genitori non è un errore, ma un obiettivo. Il costo del lavoro individuale (CLi) è dato da CLi = S + di, dove di è il costo delle tutele. La speculazione usa ogni esigenza umana come pretesto per giustificare l’esclusione o la riduzione salariale. Non è discriminazione di genere, è cannibalismo economico: ogni necessità legata alla cura o alla salute viene punita perché riduce il margine operativo.
Il rovesciamento del paradigma
Noi non vogliamo, non possiamo e non dobbiamo accettarlo. Il nostro Paese deve basarsi sul rovesciamento del paradigma storico: mai più un essere umano normato in funzione dell’apparato sociale, ma un apparato sociale adeguato alle esigenze dell’essere umano. Solo lo Stato, come Datore di Lavoro di Ultima Istanza, può garantire un livello di dignità standard (D*) che non dipenda dai capricci del mercato, rendendo il valore umano una costante inderogabile.
Partecipa alla costruzione di un sistema a misura d’uomo.
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