IL VOTO DELL’ÉLITE: LA GIUSTIZIA COME ACCESSORIO
IL VOTO DELL’ÉLITE: LA GIUSTIZIA COME ACCESSORIO
Patrick Bateman voterebbe SÌ. Per lui, la giustizia è solo un altro asset da scalare.
Patrick Bateman voterebbe SÌ. Per lui, la giustizia è solo un altro asset da scalare.
Il tempo della delega è scaduto. La Lombardia non può più restare a guardare mentre i diritti fondamentali vengono smantellati. Sabato 1 marzo, ci riuniamo a Bergamo per trasformare il dissenso in organizzazione politica e operativa: la partecipazione è un dovere, la trincea è aperta.
Maggiori informazioniAnalisi critica della riforma costituzionale approvata il 30 ottobre 2025.
Un documento tecnico che smaschera l’attacco all’indipendenza della magistratura e i rischi per lo Stato di diritto.
Le ragioni del NO per difendere la Costituzione del 1948 e l’equilibrio dei poteri.
Vi stanno mentendo. E lo fanno con il sorriso di chi, mentre vi sfila il portafoglio, vi spiega che è per il vostro bene.
Il sistema pensionistico italiano non è in crisi per mancanza di soldi; è in crisi perché è diventato il banchetto privato di una casta di burocrati, assicuratori e politici.
Ci ripetono che il sistema non è sostenibile, ma è sostenibile solo pagare pensioni da 20.000 euro al mese a chi ha lasciato aziende in macerie o regalare miliardi alle assicurazioni private.
L’unica cosa che non è “sostenibile”, per loro, è che un lavoratore vada in pensione a 62 anni con un assegno che permetta di vivere con dignità.
Hanno costruito un’industria basata sul terrore per spingervi tra le braccia dei privati, volendovi esausti e poveri, perché chi lotta per la sopravvivenza non ha tempo di ribellarsi.
Ci parlano di riforme della giustizia, si riempiono la bocca di “standard europei” quando devono tagliare i diritti, ma diventano muti quando il confronto tocca la carne viva dei lavoratori.
In Italia, la previdenza è un sequestro di persona legalizzato: la soglia dei 67 anni è un muro che si sposta sempre più in là con il meccanismo perverso dell’aspettativa di vita.
Mentre in Francia l’età legale è di 64 anni e in Spagna o Austria i sistemi premiano la dignità, noi siamo i più vecchi al lavoro con i giovani più precari del continente.
L’ingiustizia sociale italiana è l’unica in Europa a non avere una valvola di sfogo: è un sistema progettato per far morire la gente in fabbrica o in ufficio.
Lo Stato cita l’Europa solo per giustificare i tagli, ignorando che la nostra è un’eccezione di crudeltà sociale senza eguali nel resto dell’Unione.
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Mentre il dibattito pubblico viene inquinato da una propaganda che punta il dito contro i magistrati per invocare il “Sì” al prossimo referendum, la realtà nelle strade racconta un sabotaggio sistematico.
Poliziotti, Carabinieri, Finanzieri e Vigili del Fuoco non sono solo vittime di tagli economici, ma di un impianto legislativo ordinario scritto deliberatamente per rendere inutile il loro lavoro e mettere a rischio la loro vita.
Il primo strumento di questo sabotaggio è il nuovo regime di procedibilità. Molti reati sono stati sottratti all’azione d’ufficio dello Stato, trasformando le Forze dell’Ordine in spettatori impotenti.
Art. 624 c.p. (Furto): A seguito della riforma, il furto è diventato procedibile solo a querela di parte. Se un agente blocca un ladro in flagranza ma la vittima non è rintracciabile nell’immediato o ha paura di denunciare, l’arresto non può essere convalidato. La politica ha deciso che lo Stato non ha più interesse a perseguire il reato se il cittadino non si espone personalmente.
Il recente Ddl Locatelli viene spacciato come una vittoria storica. In realtà, è la pietra tombale sulla dignità di chi cura. Sotto la patina del “riconoscimento”, si cela un sistema cinico che trasforma il sacrificio familiare in una condizione di schiavitù legalizzata e povertà indotta.
Lo Stato ha fissato i confini della nostra esistenza: per essere degni di un sostegno, dobbiamo essere poveri (ISEE sotto i 15.000 euro) e stremati (91 ore di assistenza settimanale). Chiedere 13 ore di lavoro quotidiano per elargire una mancia da 400 euro non è welfare: è sfruttamento.
LA FABBRICA DEL RISARCIMENTO: QUANDO LA POLITICA DIVENTA UN BUSINESS ESTRATTIVO
Dietro la narrazione del “politico vittima dell’odio” si nasconde una realtà industriale gelida. Esistono agenzie e studi legali che hanno trasformato il monitoraggio dei social in una moderna attività estrattiva: si scava nel fango dei commenti per estrarre denaro contante. Non è giustizia; è un modello di business che si basa sulla provocazione, sul monitoraggio algoritmico e sulla profilazione patrimoniale. Il processo non nasce da una segnalazione spontanea, ma da sistemi di Social Media Intelligence (SOCMINT). Agenzie di Digital Reputation come Reputation Manager, Noima o piattaforme come Talento Company e Kiwibit offrono servizi di monitoraggio H24. Questi sistemi non si limitano a leggere i commenti, ma analizzano il “sentiment” e isolano i contenuti potenzialmente diffamatori tramite parole chiave preimpostate.
Palestina: aiutarli non è reato – FIRMA ANCHE TU!
Nei giorni tra Natale e Capodanno un’operazione di polizia ha portato all’arresto di Mohammed Hannoun, Segretario dell’Associazione dei Palestinesi in Italia e da anni residente nel nostro Paese. Insieme a lui altri sei palestinesi, tre dei quali rilasciati dal Tribunale del Riesame nei giorni scorsi, a dimostrazione di come il castello accusatorio mostri già delle evidentissime crepe. Contemporaneamente è partita un’operazione repressiva nei confronti di chi in Italia si impegna da anni per una conoscenza corretta della questione palestinese, che vede protagonista Angela Lano, accademica e fondatrice dell’agenzia di notizie InfoPal.
La sovranità di una nazione non si misura dalle sfilate militari, ma dalla capacità della sua magistratura di non farsi dettare le sentenze da uffici stranieri. Quello che sta accadendo con Mohammed Hannoun e gli altri palestinesi arrestati non è un’operazione di giustizia: è un test di sottomissione.