Il salotto di Gerusalemme e il crollo dei guru: perché il caso Erri De Luca non ci appartiene

Le recenti dichiarazioni di Erri De Luca al Festival Internazionale degli Scrittori di Gerusalemme hanno sollevato il solito, prevedibile polverone nel panorama culturale italiano. Lo scrittore ha espresso un aperto sostegno al sionismo, definendolo come il diritto degli ebrei a una patria, e ha respinto l’accusa di genocidio per i fatti di Gaza, parlando di “effetti inevitabili” di una guerra in cui il nemico si trincera tra i civili. La reazione dell’establishment progressista è stata immediata: il silenzio, l’ostracismo, la cancellazione dai programmi e il fango mediatico verso l’ex icona intoccabile.


La farsa dei feticci culturali

Per il movimento SìAMO, questa dinamica non rappresenta alcuna sorpresa, per un motivo molto semplice: Erri De Luca non era un guru per noi ieri e non lo è oggi. Il vizio cronico della politica nostrana e dei salotti buoni è la ricerca costante di idoli da osannare o, all’occorrenza, di eretici da mettere al rogo. Fino a ieri una certa parte politica lo trattava come un oracolo indiscutibile; oggi lo caccia dai festival come un appestato.

Noi non compriamo questo pacchetto. Non abbiamo mai preso lezioni da lui quando incarnava il dogma della sinistra radicale, e non iniziamo a prenderne oggi che ha deciso di cambiare rotta. Non ci interessano le tifoserie geopolitiche né i sentimenti di rivalsa della cricca letteraria. Quello che guardiamo è la realtà nuda e cruda, priva di santini e di padri spirituali.


La pietra dello scandalo: la passerella a Gerusalemme

Il vero punto nodale, la vera pietra dello scandalo che non può essere tollerata, è il contesto in cui queste parole sono state pronunciate. Partecipare al Festival Internazionale degli Scrittori a Gerusalemme, un evento patrocinato e sostenuto dalle istituzioni di uno Stato che sta radendo al suolo Gaza, non è un atto di coraggio intellettuale o di fiera solitudine. È una precisa operazione di legittimazione culturale.

E di questa operazione sono responsabili tutti, indistintamente. Dal più sconosciuto degli scrittori alla più piccola casa editrice, dal più blasonato dei critici fino all’ultimo degli intellettuali presenti in cartellone. Non ci sono scuse, non ci sono distinzioni di peso o di fama. Chiunque abbia accettato l’invito, chiunque abbia preso parte a quella kermesse, si è reso complice. Nel momento in cui un intero popolo viene sistematicamente sterminato, prestarsi a fare da comparsa in quel salotto significa appoggiare indirettamente il genocidio.

Andare a fare passerella in quel salotto blindato significa accettare il ruolo di foglia di fico. Serve a dare una parvenza di normalità e a dimostrare al mondo che, mentre le bombe cancellano vite e speranze a pochi chilometri di distanza, la “vita culturale” dello Stato occupante prosegue splendida, democratica e tollerante. Non c’è alcuna trincea nel dire ciò che l’oppressore vuole sentirsi dire, e nel farlo direttamente a casa sua, protetti dai suoi apparati. Parlare di “effetti inevitabili della guerra” in un simile contesto, o semplicemente presenziare per promuovere un libro, non è cultura: è un insulto alla dignità umana.


La linea di SìAMO: fatti, non paraventi ideologici

La nostra posizione si muove su coordinate distanti anni luce da quelle di De Luca e dei suoi ex compagni di viaggio:

  • A Gaza c’è un genocidio: Non assistiamo a una fatalità bellica o a danni collaterali. C’è lo sterminio sistematico di un popolo, la distruzione deliberata di ogni infrastruttura vitale e l’annientamento di civili inermi. Evocarne l’inevitabilità significa rendersi complici, sul piano intellettuale, di un massacro.
  • Israele si comporta come uno Stato canaglia: Agisce al di fuori di ogni diritto internazionale, forte dell’impunità garantita dai grandi blocchi di potere globali. Uno Stato che fonda la propria esistenza e la propria espansione sull’oppressione sistematica e sulla pulizia etnica di un altro popolo perde qualsiasi legittimità morale.
  • Le religioni non sono mai il motivo delle guerre: La fede è il paravento perfetto, lo strumento ideologico utilizzato per arruolare le masse, anestetizzare le coscienze e giustificare l’orrore. Dietro i richiami alla terra promessa o ai testi sacri si nascondono sempre gli stessi identici fattori materiali: il controllo delle risorse, gli interessi geopolitici, il denaro e il potere puro.

La forza di SìAMO sta nel non avere padroni a cui obbedire, contratti da difendere né schemi diplomatici da rispettare. La nostra è una posizione di giustizia e di verità storica: stiamo con gli oppressi, contro gli oppressori. Sempre. Lasciamo che i salotti della cultura ufficiale si azzannino per i loro feticci decaduti; chi possiede una disciplina interiore rifiuta i guru e tira dritto per la sua strada.