SOLDATI NEL GOLFO E BLITZ NEL MEDITERRANEO: L’ITALIA TRASCINATA NELLE GUERRE DEL POTERE GLOBALE
Mentre il Paese vive il torpore della metà dell’estate, emergono verità allarmanti sulle reali dimensioni del coinvolgimento militare italiano nei teatri di crisi internazionali.
Centinaia di soldati e assetti avanzati operano già dal mese di marzo in Medio Oriente senza che vi sia stato alcun dibattito pubblico o reale trasparenza istituzionale.
Contemporaneamente, nel Mediterraneo, la Marina Militare compie azioni di forza contro navi mercantili, alzando pericolosamente il livello dello scontro con Mosca.
La scoperta della Task Force Air Arabia ha svelato una realtà che il governo ha preferito mantenere confinata nei meandri burocratici dei decreti tecnici. Settecento militari italiani tra Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein sono impegnati in operazioni attive da mesi. Caccia Eurofighter, sistemi di difesa avanzati e truppe terrestri dislocate in un’area ad altissima tensione senza che i cittadini fossero minimamente informati. Questa non è semplice gestione della sicurezza, ma un coinvolgimento diretto in conflitti che rischiano di travolgere il nostro futuro.
A questo scenario si aggiunge la pericolosa escalation nel Mediterraneo centrale. Nei giorni scorsi, la nave ammiraglia Paolo Thaon di Revel ha effettuato un blitz e un abbordaggio coattivo contro una petroliera legata alla flotta ombra russa a ovest di Pantelleria. Un’azione condotta nell’ambito della missione europea Irini che spinge l’Italia in una rotta di collisione diretta e frontale con la Russia, trasformando il nostro mare in un teatro di provocazioni permanenti e incontrollabili.
Il metodo è ormai evidente a tutti. Fin dallo scorso marzo, mentre nei palazzi del potere si decideva in gran segreto il destino militare della nazione, i grandi media di distrazione di massa hanno scientificamente occupato palinsesti e prime pagine con narrazioni artificiali — dal caso Minetti alle infinite polemiche da gossip politico. Ma la domanda più inquietante è un’altra: com’è possibile che per oltre quattro mesi nessun giornalista, nemmeno tra le fila di quelli d’inchiesta o dell’opposizione, si sia accorto di nulla? Com’è possibile che centinaia di soldati dislocati in missioni ad alto rischio siano passati inosservati? La risposta è impietosa: o siamo di fronte a una totale e colpevole pigrizia di una stampa che non legge nemmeno gli atti ufficiali e si limita a fare il megafono del potere, oppure esiste una tacita complicità di un sistema informativo che preferisce non disturbare i manovratori quando si tratta di guerra.
Si muovono truppe e mezzi con la copertura di formule opache e si attende poi il pieno dell’estate per fare emergere brandelli di verità, confidando nella distrazione delle vacanze. L’Italia viene trascinata passo dopo passo in una spirale bellica da una classe dirigente prona agli interessi strategici stranieri e sorda alla volontà di pace della stragrande maggioranza del popolo.
Non possiamo più tollerare che il destino della nazione venga deciso sulla pelle dei cittadini e all’insaputa delle istituzioni rappresentative. È ora di dire basta a questa deriva militarista e irresponsabile.
La gravità di questa situazione impone una risposta ferma e irremovibile da parte di tutte le forze sane del Paese. Per fermare questa marcia forzata verso il baratro, è assolutamente necessaria la costruzione di una grande manifestazione popolare e trasversale, capace di unire ogni voce libera sotto un unico grido e un unico chiaro obiettivo: fuori l’Italia dalla guerra!
Non estis subditi quia reges sunt. Sed reges sunt quia vos estis subditi.
(Voi non siete sudditi perché essi sono Re. Ma loro sono re perché voi siete sudditi)
