LA TRAPPOLA DEL POTERE: PERCHÉ IL NO DI SìAMO È UNA SCELTA DI TRINCEA
Il referendum sulla giustizia non è una questione di codici o di tribunali. È una questione di territorio. Chi pensa che la nostra posizione sia una difesa dell’attuale magistratura non ha capito nulla della nostra lotta. Il sistema giudiziario odierno è un meccanismo inceppato, sporco di correnti e
privo di dignità. Ma la riforma che ci viene proposta non è la cura: è l’occupazione militare dell’ultimo spazio di controllo da parte della politica.
Oltre la narrazione dell’efficienza
Ci vendono la separazione delle carriere e il controllo disciplinare come “efficienza”. È la solita vaselina burocratica usata per far scivolare un progetto di dominio. La verità è tattica: una magistratura politicizzata è un labirinto inefficiente; una procura asservita al potere politico è un’arma di precisione puntata contro il dissenso.Non commetteremo l’errore strategico di scambiare un male curabile con una condanna definitiva. Se il Pubblico Ministero finisce sotto l’influenza, diretta o indiretta, dell’esecutivo, l’azione penale smette di essere ricerca della verità e diventa selezione dei nemici.
Una scelta tattica, non ideologica
La nostra non è un’adesione ai valori della magistratura attuale, che abbiamo spesso criticato per mancanza di rigore. La nostra è una manovra di difesa del perimetro.
Neutralizzare l’arma: Impedire che la politica prenda le chiavi delle manette è essenziale. Un potere che controlla chi indagare è un potere che può operare nell’ombra, garantendo impunità agli amici e persecuzione ai dissidenti.
Difendere l’indipendenza (almeno quella formale):
Oggi la magistratura è, almeno formalmente, indipendente. Questo significa che esiste ancora un ostacolo legale, un attrito che impedisce al Governo di agire come un monarca assoluto. Abbattere questo argine formale significa consegnare il Paese a un ordine autoritario che gli italiani, oggi troppo stanchi e anestetizzati, non sono pronti a combattere.
Mantenere la frizione:
Preferiamo un sistema dove i poteri si scontrano e si controllano a vicenda, piuttosto che un sistema dove politica e giustizia marciano allineate verso una deriva autoritaria. In quella frizione, tra le pieghe di un sistema imperfetto, risiede lo spazio di manovra per chi, come noi, vuole ricostruire la sovranità dal basso.
Il segnale ai cittadini
Non votiamo NO per proteggere la casta dei giudici. Votiamo NO per negare alla casta dei politici l’arma finale. Non permetteremo che la giustizia diventi un ufficio governativo.In trincea non si cerca la perfezione, si cerca di non farsi aggirare. Questa riforma è un tentativo di aggiramento. Chiudiamo il passaggio. La dignità non si baratta con una finta riforma.
Emiliano Gioia
Segretario Nazionale Movimento SìAMO






