Il fumo della libertà: da Bernays al Canada, la stessa truffa

Una sigaretta accesa non è quasi mai solo un gesto. Nel 1929 era un’operazione di marketing per vendere tabacco; nel 2026 è un’operazione di marketing per vendere un dissenso artificiale. Se non vedi il filo che unisce New York a Teheran, non sei libero: sei un consumatore di narrazioni.

La tecnica: Associare il vizio alla virtù

Nel 1929, Edward Bernays – nipote di Freud – doveva raddoppiare i profitti della American Tobacco Company. Il problema? Le donne non fumavano in pubblico. Bernays non parlò di gusto o tabacco, ma di potere. Durante la parata di Pasqua a New York, fece accendere a delle modelle le “Torce della Libertà“.

L’inganno fu perfetto: convinse le donne che acquistare un prodotto che crea dipendenza fisica fosse un atto di autodeterminazione contro il patriarcato. La verità era più squallida: stavano solo comprando un prodotto su ordine di un ufficio marketing.

La replica: La sigaretta come brand del 2026

Oggi l’algoritmo richiede nuovi contenuti per vecchi schemi. Il video dell’attivista che si accende una sigaretta bruciando l’effigie del leader iraniano sta invadendo i social.

Ma la decodifica non mente:

Il set: Non siamo a Teheran sotto i proiettili, ma in Canada.

Il remake: Il gesto ricalca chirurgicamente l’estetica del 2022. Non è un’urgenza, è un formato collaudato che garantisce like e traffico dati.La trappola: Mentre ammiri la foto, il sistema ti sta vendendo una “ribellione da salotto” che anestetizza la tua capacità di analisi politica reale.

L’industria del consenso

La differenza tra il 1929 e oggi è solo tecnologica. Ieri servivano i giornali per spacciare il fumo come emancipazione, oggi bastano i social per spacciare una performance in Canada come rivoluzione iraniana. In entrambi i casi, l’obiettivo è lo stesso: orientare la massa attraverso l’emozione, impedendole di vedere la struttura del potere.

Ordine di marcia:

L’indipendenza intellettuale non si dichiara, si pratica.

Dubita dell’estetica: Se un’immagine di “resistenza” sembra un set cinematografico, probabilmente lo è.

Segui i flussi: Chiediti chi guadagna visibilità e dati da questa condivisione massiccia.

Verifica la fonte: Non accettare la cronaca decontestualizzata.

La trincea della dignità non si difende con un like a una messinscena, ma con la disciplina del dubbio. Smettete di respirare il fumo degli altri.