Il sacrificio del lavoratore: la regia dietro il caos di Torino
Il video del poliziotto isolato e aggredito a Torino è una vergogna che non ammette repliche. Ma fermarsi allo sdegno di facciata significa ignorare la regia che muove i fili dietro il caos. Nulla accade per caso, tanto meno nel 2026: siamo davanti a un’operazione di manipolazione volta a trasformare il dissenso in un pretesto per il potere.
1. Il fallimento tattico o la vulnerabilità calcolata?
Quando una manifestazione con numeri così alti sfocia in disordini causati da cento esagitati, quella è una manifestazione infiltrata, punto! Non ci interessa se da gruppi legati al potere o estremisti: il risultato è un fallimento della piazza. Un poliziotto solo tra la folla è un’anomalia. L’operatore ha rotto la linea o è stato lasciato scoperto? L’isolamento di un agente è il primo ingranaggio di una narrazione precisa.
2. Il lavoratore come parafulmine del potere
Il poliziotto è un lavoratore della pubblica sicurezza troppo spesso dato in pasto alla giusta rabbia del popolo per salvaguardare i palazzi. Isolare un agente significa creare un bersaglio utile: la rabbia si scarica sul casco di chi ha davanti, invece di indirizzarsi verso chi firma le decisioni che hanno generato la protesta.
3. La trappola della violenza e il volto del vero aggressore
Ogni atto di violenza in piazza diventa uno strumento per giustificare leggi liberticide. Mentre l’opinione pubblica è ipnotizzata dal sangue, si ignora la violenza inenarrabile dello Stato. È la violenza esercitata nel silenzio degli uffici, firmando trattati e accordi economici che distruggono migliaia di famiglie. La violenza della penna che affama, mentre i lavoratori vengono spinti a scontrarsi per le briciole.
4. Dallo scontro alle leggi liberticide
La trasformazione di una protesta pacifica in campo di battaglia serve a produrre l’immagine del “caos” necessaria per invocare repressione. Il potere sacrifica il corpo del lavoratore in divisa per ottenere il mandato a stringere il cappio attorno alle libertà civili di tutti, distraendo lo sguardo dai veri responsabili del declino.
La nostra solidarietà va all’uomo; la nostra condanna va a chi usa le divise come scudi umani per coprire i propri fallimenti e costruire un regime di controllo soffocante.






