IL TRADIMENTO DELLA SICUREZZA: SE IL CAOS È UN’AGENDA DI STATO

Mentre il dibattito pubblico viene inquinato da una propaganda che punta il dito contro i magistrati per invocare il “Sì” al prossimo referendum, la realtà nelle strade racconta un sabotaggio sistematico.

Poliziotti, Carabinieri, Finanzieri e Vigili del Fuoco non sono solo vittime di tagli economici, ma di un impianto legislativo ordinario scritto deliberatamente per rendere inutile il loro lavoro e mettere a rischio la loro vita.

1. Il disarmo procedurale: La Riforma Cartabia

Il primo strumento di questo sabotaggio è il nuovo regime di procedibilità. Molti reati sono stati sottratti all’azione d’ufficio dello Stato, trasformando le Forze dell’Ordine in spettatori impotenti.

Art. 624 c.p. (Furto): A seguito della riforma, il furto è diventato procedibile solo a querela di parte. Se un agente blocca un ladro in flagranza ma la vittima non è rintracciabile nell’immediato o ha paura di denunciare, l’arresto non può essere convalidato. La politica ha deciso che lo Stato non ha più interesse a perseguire il reato se il cittadino non si espone personalmente.

2. Testimoni esposti: La fine dell’anonimato protetto

La politica sbandiera il “Codice Rosso”, ma lascia falle procedurali che condannano al silenzio chiunque voglia collaborare con la giustizia.

  • Art. 415-bis c.p.p.: impone che all’indagato venga notificato l’intero fascicolo delle indagini, inclusi i nomi dei testimoni.
  • Art. 335 c.p.p.: l’indagato ha il diritto di conoscere quasi subito le iscrizioni a suo carico.

Nel caso di maltrattamenti (Art. 572 c.p.), queste norme sono una condanna. Se un testimone riferisce violenze, l’aggressore viene a conoscenza della sua identità non appena la difesa accede agli atti. La politica non ha mai voluto proteggere l’anonimato nelle fasi critiche, rendendo il “Codice Rosso” un’arma spuntata.

3. Il caso del blocco stradale: L’impunità codificata e il teatro politico

Si accusano i giudici di non punire chi blocca città e ambulanze, ma si omette di dire che è stata la politica a depenalizzare queste condotte.

D.Lgs. 22 gennaio 1948, n. 66: ridotto l’impatto penale; se il blocco non avviene con violenza o minaccia, viene spesso declassato a sanzione amministrativa.

Il Movimento SìAMO è favorevole alle forme di protesta non violenta, inclusi i blocchi stradali, quando estremo grido di un popolo ignorato. Tuttavia, denunciamo l’ipocrisia di chi mantiene leggi ambigue che impediscono di intervenire in casi di reale pericolo per poi gridare allo scandalo sui social. I magistrati non possono inventarsi le pene se il legislatore non definisce i confini con l’Art. 340 c.p. (Interruzione di pubblico servizio).

4. Il Metodo del Caos: Creare l’emergenza per gestire il potere

Perché non intervengono sulle leggi ordinarie? Perché il caos è funzionale all’agenda:

  • Tagli strutturali: dal 2010 tagli lineari miliardari al comparto sicurezza.
  • Legge n. 183/2010: blocco del turn-over che ha invecchiato gli organici.
  • Mancanza di dotazioni: Vigili del Fuoco con mezzi obsoleti per fondi dirottati altrove.

Conclusione: Mettere in pericolo la vita dei lavoratori della sicurezza per invocare il “Sì” al referendum è sciacallaggio istituzionale. Il 22 e 23 marzo la risposta è un NO deciso.

Emiliano Gioia
Segretario Nazionale Movimento SìAMO