Il Valore del Gruppo oltre l’Ego: La Postura di SìAMO contro la Personalizzazione Politica


Il movimento SìAMO nasce con l’obiettivo di restituire dignità all’azione politica, sottraendola alle derive narcisistiche che hanno caratterizzato l’ultimo decennio. Per noi, la leadership non è un diritto di proprietà o un titolo di possesso, ma una funzione di servizio temporanea al Manifesto Valoriale.

Quando questa distinzione sfuma e il leader inizia a confondere il movimento con se stesso — scambiando il consenso collettivo per un’investitura personale e illimitata — l’organizzazione smette di essere una comunità e diventa un deserto abitato da un uomo solo, per sua stessa e deliberata volontà. È l’errore fatale di chi crede che il simbolo appartenga alla sua biografia anziché alla sua gente.

Per questo motivo, abbiamo sempre lavorato per una leadership che sia rappresentativa delle istanze della base, piuttosto che sull’esaltazione dell’individualità. Crediamo in una guida che sia il terminale di un ascolto costante, non il megafono di un ego ipertrofico. In SìAMO, il potere è un prestito che gli iscritti fanno ai propri rappresentanti per il raggiungimento di obiettivi comuni, non un piedistallo per celebrare un uomo solo al comando.

La Metamorfosi del Consenso in Controllo
Nelle fasi di declino, un vertice isolato smette di cercare il merito e inizia a pretendere la fedeltà assoluta. Esiste un limite oltre il quale la politica smette di essere servizio e diventa patologia. Lo vediamo quando un leader rivolge la propria rabbia verso le stesse figure di garanzia che fino a ieri sostenevano il percorso. In un organismo sano, il Presidente e gli organi collegiali rappresentano l’equilibrio; quando un Segretario reagisce alle dimissioni di un vertice con l’invettiva, sta compiendo un atto di autofagia. Non sta colpendo un avversario; sta demolendo l’ultima parvenza di credibilità della sua stessa istituzione.

Il Paradosso della Selezione e l’Auto-Isolamento
In un organismo sano, le figure di vertice rappresentano il contrappeso necessario. Nelle fasi di decadenza dei movimenti padronali, assistiamo invece alla deriva del leader che sceglie l’auto-isolamento per preservare una visione autarchica del potere. Ogni figura dotata di pensiero autonomo o di prestigio proprio viene percepita come una minaccia alla “proprietà” del simbolo, spingendo chi è al vertice a fare terra bruciata attorno a sé.

È qui che emerge il paradosso: il leader che reagisce all’uscita delle sue figure più rilevanti con l’invettiva sta svalutando il proprio patrimonio. Come insegnava Niccolò Machiavelli ne Il Principe:

“La prima prova della saggezza di un principe è guardare gli uomini di cui si circonda; e quando sono capaci e fedeli, si può sempre reputarlo savio. Ma quando siano altrimenti, si può sempre fare non buono giudizio di lui; perché il primo errore che fa, lo fa in questa elezione.”

Se un vertice insulta oggi chi ha servito l’organizzazione fino a ieri, sta certificando la propria storica incapacità di discernimento. Chi distrugge i propri quadri distrugge le fondamenta del proprio futuro. Come ricordava Benjamin Franklin:

“L’orgoglio che cena con la vanità, pranza con il disprezzo.”

L’Assedio Fabbricato come Strategia di Arroccamento
La psicologia delle organizzazioni descrive chiaramente la “Sindrome del Fortino”. Il leader non subisce un assedio reale: egli fabbrica lo stato di assedio per giustificare l’arroccamento e la purga interna. Lanciare l’allarme su nemici immaginari o presunti tradimenti serve a compattare quel che resta della base attorno alla propria figura, trasformando la gestione del movimento in una questione di fedeltà personale piuttosto che di aderenza al progetto. È una strategia per distogliere l’attenzione dal vuoto propositivo interno e silenziare il dissenso, etichettando ogni critica come “tradimento in tempo di guerra”.

La storia è ricca di questi moniti. Robespierre, nelle fasi finali del Terrore, non cercò la mediazione ma alimentò un clima di sospetto perenne che finì per divorare la sua stessa base. Allo stesso modo, lo storico Tacito descriveva l’imperatore Tiberio nella sua fase di auto-isolamento a Capri: un leader che, per eccesso di diffidenza, trasformò lo Stato in una proprietà privata regolata dal livore, finendo per regnare sul vuoto.

Come notato da Lord Acton:

“Il potere tende a corrompere, ma il potere assoluto corrompe assolutamente”.

La Gravità della Storia e le Sabbie Mobili
La politica è fatta di gravità. Ogni insulto lanciato dalle mura del proprio auto-isolamento è un peso che accelera l’affondamento nelle sabbie mobili del consenso. Più un leader sente il terreno mancare sotto i piedi, più agita le acque nel tentativo di compattare i fedeli rimasti, ma è proprio questo agitarsi frenetico che accelera l’affondamento. Come scriveva Tucidide a proposito della crisi della democrazia ateniese:

“Le parole cambiarono il loro consueto significato per giustificare gli atti.”

Definire “tradimento” ciò che è l’incapacità di gestire il dissenso è una manipolazione semantica che il tempo non perdona.

Persino Dante Alighieri, nel condannare i seminatori di discordia, metteva in luce come chi divide per regnare finisca per essere egli stesso mutilato nella propria capacità di agire. Il silenzio dei moderati e dei garantisti è molto più rumoroso delle grida di chi prova a trasformare la propria solitudine in un’epica della resistenza.

La Postura di SìAMO
Noi coltiviamo una cultura opposta. La leadership è una funzione di servizio al Manifesto Valoriale, non un diritto di proprietà. Il rispetto per le figure che compongono l’organigramma, anche nel momento del distacco, non è cortesia, ma disciplina istituzionale.

Mentre altri si rifugiano nella teoria del complotto, SìAMO resta in trincea, concentrata sull’azione e sulla coerenza del proprio programma. Se tutti quelli che ti circondano diventano improvvisamente “nemici”, il problema risiede nell’unico elemento che rimane sempre fermo al centro del disastro. Il fango lo lasciamo a chi non ha più nulla da offrire se non la propria agitata e rumorosa solitudine autoprodotta. Chi oggi sputa sul proprio passato ammette semplicemente di non avere la stoffa per costruire alcun futuro.

Direttivo Nazionale