L’Inganno della Ri-Materializzazione: Come il Trumpismo ha Salvato la Finanza Speculativa attraverso la Merce Coercitiva
Nel volume III del Capitale, Karl Marx descrive l’aspirazione fondamentale della classe capitalistica: affrancarsi dalla fatica della produzione concreta. La formula generale del capitale D → M → D1 (Denaro → Merce → Denaro accresciuto di plusvalore) tende idealmente a contrarsi nell’astrazione pura del capitale fittizio:
D → D1 (dove D1 = D + ΔD)
Come intuì acutamente il filosofo Costanzo Preve, il capitalismo filosoficamente inteso tende verso un’assolutizzazione dove la merce cessa di essere un oggetto tangibile legato ai bisogni umani e diventa pura forma di sussunzione del valore. Preve notava che, quando il capitale finanziario assume il comando assoluto della societa, esso tenta di spazzare via il momento stesso del lavoro vivente, trasformando la societa in una gigantesca comunita finanziarizzata dove l’ideologia sostituisce la realta materiale.
2. La svolta neomercantilista: La falsa crociata contro Wall Street
La narrazione dominante ha dipinto la fase trumpista — caratterizzata da dazi aggressivi, politica industriale statale, reshoring forzato e militarizzazione delle catene di fornitura — come un’aggressione del capitale industriale contro la globalizzazione finanziaria.
Tuttavia, leggendo la dinamica sistemica, la realta e l’esatto opposto: il trumpismo e stato la valvola di sfogo indispensabile per evitare l’implosione del circuito D → D1.
Immaginiamo la dinamica del capitale attraverso una formula modificata in cui lo Stato ri-inietta coercitivamente la Merce (M*) nel circuito:
D → M* → D2 (con D2 > D1)
Dove M* non rappresenta una merce libera nata dal mercato competitivo o volta al soddisfacimento di bisogni collettivi, ma una Merce Strategico-Coercitiva (energia, semiconduttori, infrastrutture belliche, materie prime protette).
3. La Legge del “Riancoramento” dei Rendimenti Finanziari
Negli ultimi anni, i mercati hanno registrato una convergenza anomala: i grandi fondi di investimento speculativi (la finanza azionaria di Wall Street) non hanno sofferto i dazi o le guerre commerciali; al contrario, li hanno assimilati per ristrutturare i propri portafogli.
Spieghiamo matematicamente l’effetto del “Riancoramento”:
Sia il rendimento speculativo atteso E[Rf] dipendente sia dalla speculazione pura S, sia dal valore d’uso strategico U(M*) garantito dalla forza monopolistica dello Stato:
E[Rf] = f(S) + λ · U(M*)
Dove λ e il coefficiente di protezione statale (tariffaria o militare).
- Fase D → D1 pura: λ → 0 ⇒ E[Rf] = f(S). La volatilita e massima e la probabilita di default sistemico tende a 1.
- Fase Trumpista (D → M* → D2): Lo Stato impone λ > 0, recintando il mercato. Il capitale fittizio in eccesso trova valvole di scarico concrete su cui cartolarizzare nuovi rendimenti (es. il monopolio dei microchip nazionali o la rendita energetica).
4. Effetti nascosti sui mercati e sulla polarizzazione sociale
Cio che e sfuggito ai piu e che il richiamo alla produzione materiale non ha ricostituito il legame tra capitale e vita umana, come speravano i nostalgici del welfare del XX secolo. Ha invece prodotto due effetti combinati:
- Finanziarizzazione delle materie prime essenziali: L’imposizione di barriere doganali ha trasformato i beni fisici primari in mercati speculativi a rendita garantita dallo Stato. La merce e tornata al centro, ma solo come supporto materiale per rendimenti finanziari blindati.
- Sussunzione e Polarizzazione Estrema: Come analizzato nel nostro precedente contributo sulla polarizzazione sociale, la re-industrializzazione forzata in epoca di automazione ed Intelligenza Artificiale riduce la quota-lavoro sul PIL a vantaggio della quota-capitale. Le masse lavoratrici sono state reclutate ideologicamente sotto la bandiera del “riscatto produttivo nazionale”, mentre sul piano concreto hanno subito la deregolamentazione dei diritti, la compressione dei salari reali legata all’inflazione da dazi e la perdita definitiva di centralita contrattuale.
5. La ricaduta periferica: Il caso Italia e la cannibalizzazione del tessuto reale
L’impatto di questa svolta sull’Italia mostra con estrema chiarezza le contraddizioni del modello. Il Paese — caratterizzato da un tessuto di Piccole e Medie Imprese (PMI) a forte vocazione manifatturiera, ma privo di sovranita energetica e sottomesso ai vincoli contabili dell’Eurozona — e stato catturato nella tenaglia della “Merce Coercitiva” transatlantica, subendo cio che Preve definiva la “sub-colonizzazione economica ed ideologica della periferia”.
- L’assenza di protezione (λ = 0) e lo schiacciamento dei margini: Mentre i grandi centri imperiali utilizzano la coercizione statale (λ) per scudare le proprie industrie, le PMI italiane producono merce reale (M) esposte al fuoco incrociato dei dazi di ritorsione e dell’aumento dei costi dei fattori produttivi (in primis l’energia importata a prezzi speculativi). Il margine reale dell’impresa periferica si contrae drasticamente.
- La spaccatura del mercato interno: La lettura dei listini azionari italiani conferma la polarizzazione in atto. Da un lato, il settore bancario-assicurativo e i grandi gruppi legati a difesa ed energia estraggono profitti record riagganciandosi alla rendita geopolitica o alla cartolarizzazione del debito. Dall’altro, il manifatturiero di base subisce una crisi marginale cronica, venendo progressivamente de-industrializzato o acquisito a prezzo di saldo dai fondi d’investimento esteri.
- La compressione salariale come unico ammortizzatore: Senza sovranita monetaria ne la forza politica per imporre tutele sul prezzo delle risorse fisiche, l’unica variabile di aggiustamento lasciata al tessuto produttivo italiano e rimasta la compressione del valore della forza-lavoro. La produzione viene difesa scaricando i costi sul lavoro vivente, determinando il calo sistematico dei salari reali e una precarieta strutturale slegata da qualsiasi prospettiva di riscatto sociale.
6. La lezione di Federico Caffè: La demistificazione della “falsa alternativa” e il primato sociale
Per cogliere appieno l’inganno di questa dinamica occorre richiamare il magistero di Federico Caffè, tra i piu rigorosi critici dell’iper-finanziarizzazione e dell’abdicazione dello Stato alla forza cieca dei mercati.
Caffè insegnava che la finanza non guidata da finalita sociali tende inevitabilmente a degenerare in un'”astrazione speculativa” indifferente alle macerie umane che produce. Allo stesso tempo, l’economista abruzzese ci fornisce la chiave per non cadere nell’equivoco opposto: il neomercantilismo autoritario non e keynesismo.
L’impiego dello Stato e della forza geopolitica per blindare settori strategici (λ > 0) non costituisce un ritorno all’economia sociale di mercato ne al vero Welfare State. Per Caffè, la funzione legittima dell’intervento pubblico non e quella di fare da “ammortizzatore di ultima istanza” per i bilanci dei grandi gruppi finanziari o energetici, bensi di perseguire la piena occupazione, la tutela della dignita del lavoro e il soddisfacimento dei bisogni primari della collettivita.
Il “pessimismo dell’intelligenza” che Caffè applicava alle derive dell’economia contemporanea ci avverte: senza un governo pubblico democraticamente orientato al bene comune, la ri-materializzazione del capitale rimane un’operazione corporativa. Invece di ricucire la spaccatura tra economia e vita umana, essa riduce i lavoratori e le imprese periferiche a semplice carburante per il sostentamento del sistema.
7. Oltre l’Analisi: La risposta del movimento SìAMO e la ricostituzione del nesso valore-vita
Di fronte a un sistema che alterna il vuoto dell’astrazione finanziaria (D → D1) alla violenza monopolistica della merce coercitiva (D → M* → D2), la diagnosi critica rischia di rimanere paralizzata se non si traduce in un’alternativa di modello.
La risposta e la proposta del movimento SìAMO muovono esattamente dalla necessita di spezzare questo cortocircuito, raccogliendo la lezione teorica di Preve e quella civile di Caffè in tre pilastri strategici:
- 1. Umanesimo Radicale contro il Neofeudalesimo Transumanista: Il movimento individua come nemico primario l’assolutizzazione del capitale, che riduce l’essere umano a pura funzione digitale, consumatore precarizzato o mero dato da monetizzare. La proposta fondativa e il riposizionamento dell’uomo — con i suoi tempi biologici, la sua dimensione comunitaria e i suoi diritti naturali — al centro dell’architettura economica e sociale (il passaggio dal valore di scambio fittizio al valore d’uso per la vita).
- 2. Ripristino della Sovranita Monetaria e scomposizione della gabbia finanziaria: Per interrompere la cattura delle ricchezze da parte dei mercati speculativi (i grandi fondi d’investimento e l’infrastruttura del debito perpetuo), SìAMO individua nella sovranita monetaria statale ed esente da debito lo strumento indispensabile per sottrarre la produzione e i servizi essenziali alle dinamiche del capitale fittizio. L’emissione diretta orientata allo sviluppo reale sostituisce la logica dell’austerità contabile, che per decenni ha cannibalizzato la sanità, la scuola e la manifattura.
- 3. Economia dell’Abbondanza Frugale e Sovranita Alimentare/Energetica: Contro il modello imperiale della “Merce Coercitiva” — che impone energia e materie prime a prezzi di speculazione geopolitica — la proposta economica si basa sul principio dell’Abbondanza Frugale e della produzione a chilometro zero. Questo significa la difesa del tessuto produttivo locale e delle PMI dalla colonizzazione dei fondi esteri, riagganciando la catena del valore alle reali necessita del territorio.
In sintesi: Che cosa significa tutto questo? (Spiegato in parole semplici)
- La finanza stava rischiando di crollare: Per anni i grandi mercati hanno fatto soldi semplicemente con le scommesse e la speculazione (D → D1), senza produrre nulla di reale. Ma creare denaro dal nulla all’infinito porta prima o poi alla bancarotta del sistema.
- I dazi e il protezionismo non hanno distrutto la finanza, l’hanno salvata: Quando abbiamo visto governi come quello americano rimettere al centro le fabbriche, l’energia e i microchip (M), non assistevamo alla sconfitta della finanza speculativa, ma al suo salvataggio. Usando la forza dello Stato, i grandi mercati si sono impossessati delle cose fisiche essenziali per continuare a speculare in sicurezza.
- A pagare il conto sono i Paesi come l’Italia: Non potendo contare su una protezione statale forte né su risorse energetiche proprie, le piccole imprese e i lavoratori italiani subiscono il rincaro delle bollette e dei dazi. Per sopravvivere, l’economia reale taglia i salari e precarizza la vita delle persone.
- La soluzione del movimento SìAMO: Non serve scegliere tra la “finanza cieca” e la “guerra commerciale dei potenti”. Bisogna togliere la moneta, il lavoro e la salute dalle mani della speculazione. La proposta di SìAMO rimette al centro l’Umanesimo Radicale: la ricchezza deve tornare a servire la vita della comunità locale e il benessere reale dell’essere umano.
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