PANDEMIA E RESPONSABILITÀ: IL CAMBIO DI ROTTA DI AGORÀ E LA VITTORIA DELLA NOSTRA COERENZA

La gestione dell’emergenza pandemica ha rappresentato una frattura sociale profonda, alimentata da costrizioni istituzionali, mobbing verso chi dissentiva e la sistematica subordinazione della sanità pubblica agli interessi delle multinazionali.

Questa stagione di rottura non è stata un incidente isolato, ma una tappa paradigmatica di un metodo di governo basato sul ricatto, sulla paura costruita ad arte e sull’espropriazione della sovranità popolare a favore di élite globaliste.

Oggi, il movimento SìAMO accoglie con estremo interesse l’analisi pubblicata da Agorà, che riconosce finalmente l’opacità e la gravità di quel periodo.

Per lungo tempo, abbiamo chiarito, attraverso i nostri articoli Il mantello di Ercole e la deriva dei barchini e Il prof rosso che vale quanto il due di picche… e i giornalisti che valgono meno, che il nostro appoggio non sarebbe mai stato possibile senza una revisione radicale delle posizioni assunte in passato da figure come Angelo D’Orsi.


Ecco il documento ufficiale contenente la dichiarazione del fondatore di Agorà:

“In piena emergenza pandemica, di fronte alla morte di persone a me care, ho sostenuto con convinzione l’uso esteso dei vaccini disponibili, pur consapevole dei rischi di effetti collaterali, che però ritenevo inferiori a quelli del virus. Oggi, alla luce di quanto sappiamo sui limiti di quei prodotti, sulle omissioni informative e sulle forme di ricatto giuridico e sociale esercitate attraverso strumenti come il Green Pass, riconosco che quella posizione peccava di eccesso di fiducia in una scienza tutt’altro che onesta, anche se ritenevo, alla luce di dialoghi intensi con giuristi e filosofi, che in situazioni di effettivo pericolo collettivo, le libertà personali possano essere temperate dalle necessità della salute pubblica. Ma quel pericolo venne esaltato ed esagerato anche per testare le forme di reazioni della popolazione, in vista di futuri scenari di conflitto d’ogni genere.

La mia scelta personale fu condizionata da paura e urgenza, specie per chi mi era accanto, anziani e minori, non certo da adesione a un modello di gestione emergenziale che discrimina i cittadini e rafforza la subordinazione della sanità pubblica alle multinazionali del farmaco. Questo modello, che ha colpito duramente una minoranza di non vaccinati e ha leso il consenso informato di tutti, è oggi oggetto della nostra critica politica e non può essere riproposto. Io stesso, scrissi nello stesso anno 2020 dei testi in cui esprimevo malgrado tutto dubbi e soprattutto criticavo la gestione politica della pandemia.

È altrettanto chiaro che la tragedia del Covid è stata aggravata pesantemente da decenni di tagli ai posti letto ospedalieri e al finanziamento della sanità pubblica: in vent’anni l’Italia ha perso decine di migliaia di posti letto, scendendo da quasi 4,7 a poco più di 3 letti per mille abitanti, e i sindacati medici hanno mostrato come la scarsità di posti letto sia correlata a un aumento significativo della mortalità durante la prima ondata. Una triste pratica che è proseguita e prosegue ben oltre “l’emergenza Covid” e ne sono stato personalmente colpito negli affetti più cari, come ho dichiarato nella relazione che ha aperto l’Assemblea Nazionale di Agorà del 27 giugno 2026.

Il punto politico non è opporre “No-vax” a “Sì-vax”, ma rifiutare un modello di governo delle “emergenze” che scarica sui cittadini le scelte sbagliate operate in nome del risparmio e della privatizzazione, e che usa la paura e la coercizione per coprire responsabilità strutturali di chi ha smantellato la sanità pubblica.

Su questo terreno Agorà, a partire dai due documenti fondativi da me stesso redatti (datati 25 aprile e 2 giugno) è oggi impegnata a costruire una linea chiara e condivisa, rifiutando ogni guerra di religione, e invitando all’unità contro il ventre che ha generato tutto questo, il neoliberismo. Sulla critica del neoliberismo, del turbocapitalismo e delle istituzioni che lo sorreggono, UE e NATO, in difesa di una Italia libera, sovrana, autenticamente democratica, sorretta da istituzioni politiche, educative, sanitarie pubbliche e nazionali, Agorà, a partire dal sottoscritto, intende battersi con la massima decisione.”


Questa apertura di Agorà dimostra che la determinazione del movimento SìAMO può piegare i rapporti di forza politici. Non siamo inquisitori, ma portatori di una linea radicale collettiva che non necessita di revisioni. Unitamente alle altre realtà che hanno messo in discussione e vissuto quell’epoca, la strada si è liberata di quei detriti che rendevano impossibile anche solo il confronto: il nostro dovere, adesso, è chiedere un confronto più serrato per valutare se la partecipazione alle attività politiche di Agorà è davvero possibile o il dibattito interno è solo tra pochi illuminati. Prepariamo la chiave inglese. Il segnale arriverà.

Tesserati con SìAMO