Perdita d’identità e smarrimento della coscienza di sé
Questo è ciò che sta realmente accadendo ed è ciò con cui dobbiamo fare i conti, senza ipocrisie e senza cercare scuse convenienti. Il nuovo millennio, nel nostro Paese, si trascina dietro tutte le dinamiche innescate dalla nascita dello Stato italiano. Dobbiamo accettare questa condizione e guardare in faccia la realtà: l’oggi non è frutto di sé stesso o di un’illusion senza passato.
Questo è il risultato diretto di un percorso storico che ha progressivamente sradicato le nostre comunità, anestetizzato le coscienze e trasformato i cittadini in spettatori passivi.
Per questo ogni forma di comunicazione, da parte di coloro che dovrebbero essere dalla nostra parte della barricata, quando alimenta il disorientamento, va letta come utile al potere.
Tra i temi centrali c’è quello secondo cui “non esistono più destra e sinistra”. Questa lettura, seppur ampiamente condivisa dalla popolazione, è una delle più irrazionali e illogiche. È evidente che oggi questi termini non significano più nulla dal punto di vista dell’offerta politica attuale. Tuttavia, tornando alle considerazioni storiche, essi hanno un significato che fino all’inizio del nuovo millennio si era storicizzato: a sinistra dell’emiciclo parlamentare novecentesco sedevano i progressisti, a destra sedevano i conservatori.
Oggi dobbiamo chiederci: essere conservatori — ovvero ritenere che le classi dominanti abbiano il diritto “divino” di controllare la società per preservare l’ordine costituito — o essere progressisti — ovvero porre l’uomo al centro del dibattito politico e orientare ogni mezzo affinché ciascuno possa avere pari dignità e concrete possibilità di crescita — è parte della propria forma di pensiero o è semplicemente una spilla da indossare?
Se chi legge queste due forme di approccio alla vita sociale le ritiene soltanto una spilla da esibire al momento opportuno, il discorso è già chiuso: la risposta alla propria condizione di relitto alla deriva appartiene già interamente al lettore.
Se, diversamente, le ritiene parte integrante del proprio pensiero, allora abbiamo l’obbligo morale di capire a fondo il perché, da parte di molti, oggi si impugni la “neutralità” rispetto a queste due matrici. Un’equidistanza di comodo che, sbandierata come lucidità o superamento degli schemi, non fa altro che servire gli interessi di chi quel disorientamento lo alimenta ogni giorno per rimanere intoccabile.
Dobbiamo capire il “come ci siamo arrivati”. La risposta è brutalmente semplice: si è verificato un cortocircuito storico e un perverso scambio di ruoli.
I partiti che storicamente rappresentavano il pensiero conservatore hanno iniziato ad assumere posizioni apparentemente progressiste sui diritti sociali, scoprendosi improvvisamente paladini dell’assistenzialismo a pioggia, di bonus elettorali o della difesa di concessioni e corporazioni a spese della collettività, pur di mantenere il consenso delle masse disorientate.
Allo stesso tempo, i partiti che sbandieravano il pensiero progressista si sono trasformati nei più feroci guardiani della conservazione: sono diventati gli esecutori dogmatici dell’austerità, i difensori a oltranza dei mercati e delle élite finanziarie, spingendo per la precarizzazione del lavoro con riforme come il Jobs Act o avallando lo smantellamento dello Stato sociale in nome dei vincoli di bilancio.
Per comprendere l’assurdità di chi oggi sostiene che “destra e sinistra non esistono più” a causa dell’incoerenza dei partiti, basta fare una riflessione elementare. L’aspetto sessuale è un aspetto profondamente intimo e personale. Per le categorie ampiamente condivise è gay chi va con persone dello stesso sesso ed è etero chi va con persone del sesso opposto. Se da domani chi si professa o manifesta gay iniziasse ad andare con persone del sesso opposto, direste di non essere più gay? E se le persone dichiaratamente etero iniziassero ad andare con persone dello stesso sesso, direste che non siete più etero?
Sareste voi ad essere sbagliati continuando a definirvi etero o gay, o definireste gli altri per il comportamento contraddittorio che assumono? Leggereste in questo una volontà di instillare nel senso comune una vera e propria distopia logica, o abdichereste a questa violenza sulla razionalità?
Piegarsi alla favola del “superamento” di destra e sinistra significa compiere quella stessa abdicazione. Se chi si dice progressista demolisce i diritti dei lavoratori, non sono i concetti ad essere svaniti: è quel soggetto politico che sta mentendo o recitando una parte. Defalcare la verità storica e logica per compiacere l’ipocrisia degli attori in campo è un atto di resa culturale.
In questa gigantesca operazione di mistificazione, un ruolo decisivo è stato giocato dall’uso strategico di armi di distrazione di massa speculari:
- Da un lato, l’antifascismo di maniera ed esibito come spauracchio contro realtà come Forza Italia e Fratelli d’Italia — forze politiche che, nei fatti e nei programmi, non hanno alcuna posizione reale in linea con le idee storiche o nazionalistiche del ventennio, ma risultano perfettamente allineate ai dettami euro-atlantici e liberisti. Un paravento etico agitato dalla finta sinistra per coprire la propria resa sui diritti sociali ed economici e nascondere che, dietro gli slogan, si avallano il precariato e la deregolamentazione selvaggia.
- Dall’altro lato, l’anticomunismo anacronistico e il sovranismo sterile sbandierati dalla finta destra. Un ennesimo spauracchio evocato a sproposito per catalizzare la rabbia popolare, unito a una retorica d’identità nazionale del tutto priva di sostanza, che svanisce puntualmente un secondo dopo l’elezione di fronte ai diktat dei mercati, della finanza internazionale e dei trattati vincolanti.
In questo specchio capovolto, le parole hanno perso aderenza con la realtà, trascinando il popolo in una confusione totale dove chi doveva difendere gli ultimi è diventato il cane da guardia del potere.
E cosa c’è in mezzo tra queste due forze drammaticamente svuotate? Il vuoto.
Un vuoto artificiale fatto di tecnocrazia, moderatismo di facciata e finta neutralità. Quel “centro” che si spaccia per equilibrio non è altro che il luogo in cui la politica abdica al suo ruolo, lasciando che le decisioni vengano prese altrove e che i cittadini rimangano anestetizzati. Riconoscere questo vuoto, smascherare la distopia logica e rifiutarsi di subire questa violenza sulla razionalità è il primo, fondamentale passo per smettere di essere relitti alla deriva e riprendere in mano la nostra coscienza politica.
Adesso non è questione di quale matrice del pensiero sia giusta o sbagliata. Pur essendo io personalmente un progressista, ritengo evidente che sia il progressismo che il conservatorismo abbiano degli aspetti intellettualmente onesti e per questo condivisibili. È altrettanto vero però che chi controlla gli strumenti di diffusione del pensiero, dell’informazione, dei media e dei social network, utilizza ogni mezzo per far sì che alla massa arrivi un pensiero elaborato in funzione degli interessi del pensiero conservatore: “il mondo è sempre andato avanti così, se ci sono persone al di sopra di tutti noi è per una specie di afflato divino” e via dicendo.
È chiaro che questo serve a fiaccare ogni forma di lotta, fino addirittura a spegnere ogni possibile speranza.
Dobbiamo con serietà, analisi, coerenza e determinazione riconoscere i limiti imposti alle nostre menti dall’esaltazione dell’individualismo e dall’isolazionismo delle nostre coscienze. Autodeterminarsi non è poter dire la propria idea sui social network, ma costituire un’unione di intenti protesa a far sì che quell’idea, se condivisa perché in funzione di tutte le persone, veda aumentare il proprio valore e la propria forza.
Diversamente, ogni narrativa, ogni meme, esternazione, video, filmato o scritto in cui ravvediamo la cura degli interessi di una sola parte di popolazione, se non addirittura una forma messianica o avventista — non arriveranno gli UFO a liberarci — va inteso per ciò che è realmente: uno strumento del potere per atomizzare le coscienze e fermare sul nascere ogni sussulto di dignità umana.
Di Emiliano Gioia
