Solidarietà in manette: se curare un bambino diventa “finanziamento al terrorismo”

Solidarietà in manette: se curare un bambino diventa “finanziamento al terrorismo”

Sono stati depositati i motivi per cui il Tribunale del Riesame di Genova ha respinto l’istanza di scarcerazione per Mohamed Hannoun. Leggere queste pagine non è solo un esercizio giuridico, ma un viaggio in una logica repressiva che trasforma i diritti umani in capi d’accusa e la solidarietà in una forma di complicità per induzione.

Il paradosso del cerotto: il nuovo sofisma economico

Il Tribunale ha confermato la custodia in carcere utilizzando un ragionamento economico tanto astratto quanto pericoloso. Nelle motivazioni si legge infatti che “il sostegno alle articolazioni civili del movimento si risolve inevitabilmente in un agevolamento della sua componente militare, sollevandola da oneri finanziari altrimenti gravanti sulle proprie casse”.

Secondo questa visione, non è più necessario provare che l’euro “A” sia servito a comprare l’arma “B”. Basta l’ipotesi che quel denaro abbia “liberato risorse”. Per capire l’assurdità di questo schema, basta applicarlo alla quotidianità: seguendo questo teorema, anche il semplice invio di garze, cerotti o bende diventerebbe un atto terroristico, poiché permetterebbe a chi governa di non spendere soldi in medicinali per dirottarli verso la guerra. Si trasforma così la cura dei feriti in un contributo logistico al nemico.

C’è però un punto ancora più profondo. Nelle motivazioni si legge che Hamas “trae un ritorno in termini di consenso e controllo del territorio” proprio dalla gestione del sistema di assistenza. Sostenendo questo, i giudici stanno implicitamente ammettendo una realtà politica: se l’assistenza sociale consolida il legame tra popolazione e autorità locale, il Tribunale sta di fatto riconoscendo che Hamas è l’entità che governa la Striscia e che la popolazione vi si riconosce. Paradossalmente, per giustificare una carcerazione, la magistratura italiana finisce per certificare la legittimità di governo di Hamas sul territorio.

Dal diritto del fatto al diritto dell’appartenenza

L’impianto accusatorio opera una “personalizzazione” del reato. Invece di concentrarsi su prove dirette di transazioni verso attività violente, i giudici si focalizzano sulla figura politica dell’indagato. Nelle motivazioni si legge che la sua figura emerge come “punto di riferimento costante e imprescindibile per il coordinamento delle attività di raccolta fondi in Italia”. È lo scivolamento dal diritto penale del fatto al diritto penale dell’appartenenza: sei colpevole non per ciò che hai fatto, ma per chi sei.

In questo contesto, persino le segnalazioni bancarie (SOS), che sono alert prudenziali spesso generati automaticamente da algoritmi per criteri geografici, vengono elevate a rango di prova certa. Un sospetto burocratico diventa così una condanna anticipata.

Perché questa sentenza riguarda tutti noi

Questa decisione non colpisce solo Mohamed Hannoun, ma crea un precedente che mette in pericolo chiunque in Italia decida di occuparsi di aiuto umanitario in zone di conflitto o sotto amministrazioni sanzionate. Se passa il principio della “liberazione delle risorse”, ogni forma di assistenza ai civili sotto assedio può essere criminalizzata. È l’applicazione pratica di una logica che nega il diritto internazionale all’assistenza e trasforma la solidarietà in un reato per “eccesso di efficacia sociale”.

Il Comitato per la liberazione di Mohamed Hannoun

Contro questa deriva giuridica che sembra ricalcare normative straniere di contrasto al terrorismo applicate sul suolo italiano, è attivo un comitato per la liberazione di Mohamed Hannoun. Personalità del mondo della cultura, del giornalismo e dell’attivismo hanno già aderito con la loro firma. Tra i firmatari figurano nomi come Moni Ovadia, Angelo D’Orsi, Fulvio Grimaldi, Jorit, Ketama 126, Gianluigi Bocchetta, Moreno Pasquinelli ed Emiliano Gioia.

Le persone stanno già firmando per chiedere il ripristino dei principi del giusto processo e la fine di una carcerazione basata su teoremi politici. È ancora possibile aderire alla raccolta firme.

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