TAV: quando il potere si fa Anti-Stato
I fatti di queste ore attorno alla questione TAV ripropongono, con immutata violenza e ipocrisia, il solito schema: da una parte l’apparato decisionale che cala le proprie opere sul territorio, dall’altra una comunità che difende la propria terra e il proprio diritto ad esistere.
Se lo Stato è il popolo, l’imposizione calata dall’alto è l’Anti-Stato
Ma per comprendere fino in fondo ciò che sta accadendo, occorre capovolgere la narrazione dominante.
Non siamo di fronte alla contrapposizione tra la legalità dello Stato e la protesta di una minoranza. Ciò a cui assistiamo è il cortocircuito di un potere che ha smesso di essere istituzione e si è fatto struttura di servizio per gli interessi di pochi.
Il capovolgimento del diritto
Lo Stato non è un’entità astratta, né un marchio depositato a uso e consumo di chi occupa temporaneamente i palazzi del potere. Lo Stato è la somma concreta degli individui che lo compongono: donne e uomini che hanno il diritto e il dovere di autodeterminarsi, di decidere quale futuro costruire sui propri territori, di tutelare la propria salute, la propria economia e l’ambiente in cui vivono.
Quando una struttura amministrativa si autonoma da questo patto, quando le scelte pubbliche diventano la semplice esecuzione dei desiderata della classe dominante e dei gruppi di interesse finanziario, la natura stessa dell’autorità si sovverte.
Nel momento in cui imponete una politica contro la volontà manifesta e profonda delle comunità territoriali, non state rappresentando lo Stato: state agendo come l’Anti-Stato.
Una rappresentanza recisa
Il nodo centrale di questa frattura sta nel tradimento della rappresentanza. Oggi chi siede in Parlamento risponde alle segreterie di partito o alle logiche di palazzo, non più al bacino elettorale che lo ha espresso. Il rappresentante ha cessato di essere il naturale portatore degli interessi del proprio territorio, trasformandosi nell’esecutore di direttive calate dall’alto.
La resistenza dei territori non è sovversione: è un atto di difesa della sovranità popolare. È la pretesa legittima che la politica torni ad essere il luogo della mediazione e dell’ascolto, e non il braccio armato di interessi privatistici travestiti da interesse generale.
Solidarietà senza distinzioni: il popolo siamo noi
Per questo motivo, la nostra solidarietà va espressa a tutti coloro che sono coinvolti in questa vicenda, senza distinzioni o steccati ideologici. Perché il popolo, lo Stato, siamo tutti noi.
Purtroppo, ciascuno di noi — in modi e forme diverse — sta subendo sulla propria pelle gli effetti di decisioni calate dall’alto che non servono il bene comune, ma rispondono esclusivamente agli interessi di determinati ambienti di potere. Quando il diritto viene calpestato in un luogo, è l’intera collettività ad essere ferita.
Finché le scelte continue verranno imposte con la forza dell’apparato e la rigidità della burocrazia, chi difende la propria terra e la propria dignità non farà altro che difendere la sostanza vera della Repubblica contro chi ne ha svuotato le fondamenta.
