La neo aristocrazia della politica: se la legge è uguale per tutti, loro sono più uguali degli altri

Mentre ai cittadini si chiede trasparenza assoluta su ogni aspetto della propria vita fiscale e digitale, tra le mura del Parlamento si consuma il solito teatro. Dietro le urla da curva, le accuse incrociate e le scenografie a beneficio di telecamera, la realtà del sistema è una sola: la politica difende sé stessa.

La decisione odierna dell’Aula di Montecitorio sul caso Delmastro è solo l’ultimo capitolo di una lunga storia di garanzie a geometria variabile. La maggioranza ha alzato lo scudo per blindare i messaggi del sottosegretario, ma la retorica dell’opposizione che grida al complotto o alla vergogna istituzionale suona falsa e ipocrita. Quando si tratta di proteggere il perimetro del potere, le differenze ideologiche svaniscono e subentra una tacita intesa di sopravvivenza.

L’abuso dell’articolo 68: la garanzia trasformata in privilegio

C’è un inganno profondo alla base di queste decisioni. Le immunità e le autorizzazioni previste dall’articolo 68 della Costituzione nacquero per tutelare l’istituzione e la funzione democratica da attacchi strumentali della magistratura, non per creare un salvagente penale personale. Un’autorizzazione a procedere o ad acquisire atti ha senso solo quando legata allo stretto esercizio della funzione politica. Estendere la protezione a messaggi, conversazioni private o condotte che esulano totalmente da quell’alveo non è difesa della Costituzione: è un manifesto abuso d’ufficio istituzionale, un corto circuito che paralizza la giustizia ordinaria per salvaguardare il singolo potente di turno.

Memoria corta e memoria a comando

Non serve andare troppo indietro nel tempo per ricordare come gli schieramenti oggi sul banco degli accusatori abbiano applicato lo stesso identico metro di giudizio a parti invertite:

  • I moralizzatori convertiti del Movimento 5 Stelle: Chi è nato gridando alla “casa di vetro” e all’azzeramento di ogni privilegio ha rapidamente assimilato i vizi del palazzo. Lo dimostra la vicenda del caso Diciotti nel 2019, quando i pentastellati votarono in Senato per bloccare l’autorizzazione a procedere per sequestro di persona nei confronti dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, ricorrendo allo scudo dell’articolo 96 della Costituzione. E si è visto nuovamente con le prassi emerse durante le indagini sulle corrispondenze e chat dei propri esponenti di governo, dove il dogma della trasparenza totale è diventato improvvisamente una regola da applicare unicamente agli avversari.
  • La doppia morale della sinistra e del PD: Il Partito Democratico riscopre il rigore giustizialista unicamente dai banchi dell’opposizione. Basta evidenziare la gestione dell’inchiesta Consip e del caso Palamara sul coinvolgimento di Luca Lotti, o l’atteggiamento tenuto durante l’inchiesta sulla Fondazione Open: in quelle occasioni il PD votò in Giunta per bloccare l’uso di chat e mail dei propri parlamentari contestando i sequestri telematici retroattivi. Lo stesso garantismo ferreo e il silenzio stampa scattano puntualmente quando le indagini toccano amministratori locali dem, cooperativismo o nomine sanitarie regionali.

La nascita della neo aristocrazia

Quello a cui assistiamo non è uno scontro di idee, ma la consolidazione di una neo aristocrazia. Una casta trasversale compattata da un unico codice non scritto: la magistratura e la trasparenza servono a colpire l’avversario politico di turno, ma non devono mai superare il confine del sistema di potere parlamentare.

I cittadini osservano da fuori una recita in cui accusati ed accusatori si scambiano i ruoli a seconda di chi siede al governo o all’opposizione, uniti dal privilegio dell’immunità. È la conferma di una deriva drammatica: se in questo Paese la legge dovrebbe essere uguale per tutti, nei fatti c’è chi continua a dimostrare di essere decisamente più uguale degli altri.

Non estis subditi quia illi reges sunt, sed illi reges sunt quia vos subditi estis. ISCRIVITI O TESSERATI