La trappola della sovranità: la guerra ibrida contro chi non si allinea

Il prezzo dell’autonomia si misura sulle frontiere e sui diritti. Quando una nazione decide di valicare la linea tracciata dalle egemonie dominanti, agendo in difesa del diritto internazionale e della propria indipendenza strategica, il sistema di potere non risponde con le guerre tradizionali. Attiva la tenaglia asimmetrica della guerra ibrida. La violenta pressione esercitata sulla Spagna è l’ennesima riprova di come le sanzioni e la ritorsione vengano applicate a chiunque tenti di uscire dai binari imposti dall’asse Washington-Tel Aviv.

L’improvvisa escalation della crisi migratoria sulle enclave di Ceuta, giunta in tempistiche che raramente rispondono al caso, mostra una sincronia strategica che smentisce ogni narrazione basata sulle coincidenze. Il flusso si è scatenato immediatamente dopo il vertice di Washington tra il premier israeliano Netanyahu e la leadership statunitense. Nel linguaggio delle operazioni asimmetriche, i passaggi diplomatici ad altissimo livello servono a definire la linea nei confronti di chi scardina l’unanimità dell’ordine occidentale, delegando poi l’esecuzione materiale ai partner di zona, come il Marocco, legato a filo doppio agli Accordi di Abramo.

La verità è che la Spagna ha accumulato una lunga lista di “colpe” agli occhi dell’asse egemone, portando avanti una politica estera e industriale guidata dal rispetto dei propri interessi e del diritto internazionale:

  • Il riconoscimento dello Stato di Palestina: Madrid ha guidato il blocco dei Paesi europei pronti a rompere il muro dell’attesa diplomatica, formalizzando il pieno riconoscimento della Palestina.
  • L’intervento alla Corte dell’Aja: La Spagna si è schierata ufficialmente a sostegno della causa per genocidio intentata dal Sudafrica contro Israele presso la Corte Internazionale di Giustizia.
  • L’embargo sulle armi: Il governo spagnolo ha bloccato le licenze di import/export di armamenti da e verso Israele e ha promosso in sede UE la sospensione dell’Accordo di Associazione UE-Israele per violazione dei diritti umani.
  • La ricerca dell’autonomia energetica: I tentativi di consolidare accordi diretti per il gas con l’Algeria tramite gasdotto, rifiutando di sottostare alla totale dipendenza dal costoso GNL (gas naturale liquefatto) di provenienza statunitense.
  • La resistenza ai diktat di riarmo NATO: La ritrosia a piegare l’economia nazionale alle esigenze di missioni d’oltremare o a vincoli militari che svuotano le casse dello stato sociale.

In questo contesto, la decisione di diversi esecutivi europei di sospendere il Trattato di Schengen nei confronti di Madrid rivela tutta la sua natura pretestuosa. Ceuta si trova fisicamente nel continente africano: nessun flusso migratorio incontrollato ha varcato le coste dell’Europa continentale. La chiusura delle frontiere europee verso la penisola iberica non è servita a difendere la sicurezza dei confini comunitari, ma ad attuare un vero e proprio embargo non dichiarato. Si tratta di una misura di asfissia logistica ed economica progettata per isolare la Spagna e punire le sue scelte di indipendenza.

I governi europei, cronici fantoccio subordinati ai desiderata d’oltremare e a quelli di Tel Aviv, si sono prontamente allineati per isolare l’anomalia spagnola. Ma questa strategia si sviluppa anche su un secondo fronte interno, ancora più insidioso per tutti noi. La costante produzione di emergenze di sicurezza ai confini viene usata per inoculare nell’opinione pubblica la richiesta di militarizzare le città.

Attraverso la successione di decreti sicurezza sempre più restrittivi, si blindano i territori e si reprime preventivamente la piazza. L’obiettivo finale è chiarissimo: quando le risorse pubbliche verranno definitivamente prosciugate per finanziare la transizione verso il riarmo europeo e non ci saranno più soldi per la sanità, i trasporti e lo stato sociale, la struttura di controllo e militarizzazione sarà già perfettamente operativa per impedire alle persone di reagire.

Chi controlla l’informazione prova a liquidare queste dinamiche bollandole come semplici “teorie della cospirazione” o cavalcando gli slogan preconfezionati dei telegiornali di regime. Ma la realtà dei fatti è sotto gli occhi di chiunque scelga ancora di ragionare con la propria testa, rifiutandosi di essere un semplice spettatore passivo.

Se non vogliamo essere anche noi dei fantocci complici, subalterni all’asse israelo-statunitense e alle logiche di chi calpesta la sovranità dei popoli, dobbiamo sviluppare un pensiero critico autonomo. La partita che si sta giocando sulla Spagna non riguarda solo Madrid: riguarda il futuro di tutti noi, la nostra libertà di dissenso e ciò che resta della nostra dignità politica ed economica. Prima che sia troppo tardi, occorre aprire gli occhi, rompere la gabbia del pensiero unico e tornare a pretendere vera sovranità e giustizia sociale.

Emiliano Gioia

Segretario Nazionale Movimento SìAMO

«Non vos subditi quia illi reges, sed illi reges quia vos subditi!»