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Confesso: Io non mi dichiaro antifascista perché faccio antifascismo

Perché affermi di non dichiararti antifascista, pur sostenendo di fare antifascismo?
Oggi i gruppi dichiaratamente antifascisti di fatto sono quelli più allineati alle logiche del mercato, del profitto e dello sfruttamento. Dichiararsi “antifascisti” a parole è diventato un’etichetta di comodo, un marchio di conformismo concesso da chi gestisce il potere per addomesticare il dissenso reale. Il fascismo moderno non indossa le camicie nere, né marcia su Roma: si nasconde dietro la retorica del politicamente corretto, dietro l’omologazione culturale e l’assoggettamento dell’individuo agli interessi del capitale. L’uso anacronistico del termine lascia spazio ad una serie di politiche che, paradossalmente, sono fortemente di estrazione fascista.

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Tutto quello che vi hanno raccontato avrebbero fatto il socialismo ed il comunismo lo ha fatto il capitalismo

Il paradosso della modernità è sotto gli occhi di chiunque abbia il coraggio di guardare oltre le narrazioni ufficiali. Ciò che la propaganda neoliberale ha attribuito per decenni al fantasma del collettivismo si è realizzato, punto per punto, nel cuore del capitalismo globale.
Non è servita una rivoluzione totalitaria per privare l’individuo della sua autonomia: è bastato il libero mercato senza freni.

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La gara a dire cose intelligenti, analisi della realtà, la propaganda e il caso Ceuta

La politica elettoralistica, che non è la politica della cosa pubblica, vive di marketing, segmentazione e target. Per questo persone che dicono di fare politica sentono l’esigenza di esprimersi sulla questione di Ceuta ma, per quanto premesso, queste non hanno bisogno di analisi o di unire i puntini. Semplicemente, in base al loro target o al segmento cui si rivolgono, esprimeranno la loro opinione: senza curarsi minimamente di ciò che questo può produrre.

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SOLDATI NEL GOLFO E BLITZ NEL MEDITERRANEO: L’ITALIA TRASCINATA NELLE GUERRE DEL POTERE GLOBALE

Mentre il Paese vive il torpore della metà dell’estate, emergono verità allarmanti sulle reali dimensioni del coinvolgimento militare italiano nei teatri di crisi internazionali.

Centinaia di soldati e assetti avanzati operano già dal mese di marzo in Medio Oriente senza che vi sia stato alcun dibattito pubblico o reale trasparenza istituzionale.

Contemporaneamente, nel Mediterraneo, la Marina Militare compie azioni di forza contro navi mercantili, alzando pericolosamente il livello dello scontro con Mosca.

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Emergenza Vigili del Fuoco: Roma Brucia, l’Italia Affanna e la Politica Finanzia le Armi

Mentre le fiamme e il calore estivo stringono d’assedio la Capitale e diverse regioni d’Italia, il dispositivo di soccorso pubblico si trova a operare in condizioni d’emergenza cronica. A Roma, la situazione ha superato il livello di guardia: dei circa 1.700 operatori previsti dalla pianta organica ne risultano in servizio poco più di 1.280, con una squadra operativa reale stimata in soli 1.150 uomini posti a protezione di oltre 4 milioni di residenti e di un territorio vastissimo.

A questo deficit di personale si aggiunge una drammatica carenza di autisti abilitati ai mezzi pesanti, che costringe molte autobotti a restare inutilizzate nei garage, affiancate da un parco veicoli in cui oltre la metà dei mezzi supera i venti anni di servizio o risulta costantemente in riparazione.

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Comunicato: Il Movimento SìAMO e Agorà

Quando alla fine dello scorso aprile Angelo D’Orsi ha lanciato il suo appello per la costruzione di uno schieramento politico indipendente in vista delle prossime scadenze elettorali, abbiamo valutato quella sollecitazione con grande senso di responsabilità.

Tuttavia, fin dai primi contatti con il gruppo promotore e nel successivo confronto del 14 luglio, abbiamo chiarito la nostra posizione. Non abbiamo preso parte all’assemblea pubblica del 27 giugno a Roma proprio per una precisa questione di principio: le interlocuzioni e i confronti politici si svolgono prima di un’uscita pubblica e non a cose fatte. Ciononostante, avevamo scelto di verificare se vi fossero i margini per superare questi errori di metodo ed evitare derive verticistiche.

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La trappola della sovranità: la guerra ibrida contro chi non si allinea

Il prezzo dell’autonomia si misura sulle frontiere e sui diritti. Quando una nazione decide di valicare la linea tracciata dalle egemonie dominanti, agendo in difesa del diritto internazionale e della propria indipendenza strategica, il sistema di potere non risponde con le guerre tradizionali. Attiva la tenaglia asimmetrica della guerra ibrida. La violenta pressione esercitata sulla Spagna è l’ennesima riprova di come le sanzioni e la ritorsione vengano applicate a chiunque tenti di uscire dai binari imposti dall’asse Washington-Tel Aviv.

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